Breve storia tratta da “Le realizzazioni di Salin”…

 

Il nome di Salin risale ai primi anni del 1800 ed era considerato molto bene per la costruzione di carri, carrette e carrozze.

 

Mio nonno fin da bambino venne utilizzato come apprendista nella bottega di Borgo San Sebastiano in Marostica, dove parte del lavoro veniva eseguito in strada davanti alla bottega.

 

Nel 1902, e cioè a 15 anni, la famiglia decise di avviarlo al lavoro meccanico per cui venne inviato alle Officine Milani di Battaglia – Padova, costruttore di macchine agricole.

 

Mio nonno concordò come compenso al lavoro il vitto e la sistemazione a dormire sotto il banco del falegname, i truccioli di legno servivano da materasso.

 

Il lavoro durava dall’alba fino al tramonto e d’estate anche di 18 ore, doveva lavorare anche la domenica poichè mangiava anche la domenica.

 

Dopo tre anni stanco di tale trattamento si trasferì a Conselve dove trovò un trattamento migliore ed una cuccetta per dormire.

 

A Conselve costruiva macchine agricole ma soprattutto era addetto alla riparazione di caldaie a vapore e locomobili.

 

Tale lavoro durò fino alla fine del 1906 quando, stanco per le continue costrizioni e sofferenze, decise di mettere la sua poca roba in un sacco e prese la via del ritorno a piedi verso casa, che distava circa 70 Km.

 

Al rientro in famiglia mio nonno si procurò un trapano, una forgia, un’incudine ed una morsapoi un pò alla volta acquistò altri attrezzi.
Come primo lavoro si dedico alla riparazione dei molini.
Nel febbraio 1907 assunse l’incarico di smontare un molino a Breganze e dopo una accurata revisione lo installò in Austria a Strigno, fu veramente un trionfo ed il titolare gli regalò cinque marenghi d’oro, naturalmente dopo aver pagato quanto pattuito.

 

Dalla fine del 1907 al 9 settembre 1909 effettuò il servizio militare.

 

Al rientro acquistò dalla ditta Carlo Naef di Milano un tornio da 3 metri fra le punte e una pialla da 1000x500x500 che sistemò nella casa paterna in via San Sebastiano dedicandosi ai lavori di fabbro meccanico ed alla costruzione di attrezzi agricoli.
In seguito allo sviluppo dell’industria dei capelli di paglia, trovò lavoro alla costruzione di impianti di trasmissione per il funzionamento delle macchine da cucire, impianti di riscaldamento a vapore e montaggio delle caldaie cornovaglia ed alla sorveglianza delle delle stesse poichè era l’unico patentato alla conduzione.
Aumentando il lavoro nel 1910 ed avendo la necessità di un ambiente più grande acquisto un appezzamento di terreno in via Pizzamano e fece costruire un capannone.

 

Lo spazio più grande gli permise la costruzione delle presse idrauliche per la formatura dei cappelli di paglia e di vari attrezzi per tale industria.

 

Aumentò il numero di apprendisti ed operai per un totale di circa 10 unità.

 

Nel 1913 in base ad un decreto governativo dovette fare l’assicurazione per gli infortuni sul lavoro con l’Assicurazione Lomellina.

 

Nel 1914 con lo scoppio della prima guerra mondiale il lavoro cominciò a scarseggiare perciò fino alla sua chiamata alle armi nel maggio del 1915 si dedicò alla costruzione di spolette per proiettili di artiglieria.

 

Dal 15 maggio 1915 al 1° maggio 1919 fece il servizio militare.

 

L’officina, requisita dai militari trasferì le attrezzature a Rovato (Brescia) per il timore che cadessero nelle mani del nemico.

 

Al ritorno il lavoro era cambiato e pur mantenendo il lavoro di meccanico si dedicò alla riparazione di automobili e autocarri.

 

Con la ripresa della produzione dei cappelli di paglia riprese la manutenzione delle macchine da cucire ed intraprese la fusione delle forme di zinco ed alluminio sempre per la pressatura dei cappelli di paglia.

 

Nel 1932 si dedicò alla trasformazione di macchine per il marmo ed alla costruzione di qualche macchina nuova, lo stesso fece con le macchine per la lana di legno.

 

Nel 1943 l’officina fu requisita dal comando tedesco e costretta a lavorare alla riparazione delle macchine dell’esercito fino all’aprile 1945.

 

il 24 aprile 1945 il figlio, (mio padre) ritornò dalla prigionia. La ripresa del lavoro fu molto difficile perchè con la guerra gli animi erano molto esasperati e tutti avevano diritti ma nessun dovere.

 

Parecchi lavori furono eseguiti ma non pagati. In quel periodo furono fatti molti progetti in cerca di un lavoro più tranquillo.

 

In prigionia lavorò in fonderia e pur essendo un lavoro pesante, molto faticoso, caldo d’estate e freddo d’inverno ne tornò affascinato.

 

Nel settembre del 1945 si recò al distretto militare di Vicenza dove venne liquidato di tutti gli emolumenti di prigionia cioè dall’8 settembre 1943 al maggio del 1945.

 

Con i soldi ricevuti andò al bivio di Porta S. Felice a Vicenza e con mezzi di fortuna si diresse a Milano.

 

Seguente arrivo a Milano, si recò da un vecchio amico del padre ex fornitore di prodotti per fonderia ai tempi che fondeva le forme di alluminio.

 

L’incontro fu meraviglioso e dopo i soliti convenevoli spiegò il desiderio di acquistare un forno fusorio per la fusione della ghisa.

 

Questo lo indirizzò da un suo amico alla periferia di Milano presso la ditta Invictus.

 

Nelle prime ore del pomeriggio rintracciò la Ditta e spiegò le sue esigenze al titolare.

 

Il titolare della Ditta lo aiutò molto, le fece vedere le varie possibilità e dietro i suoi consigli dopo circa due ore stese il contratto di un forno al prezzo di £. 50.000, diede un acconto di £. 20.000 ed il resto alla consegna, cioè dopo 45 giorni.

 

Il prezzo non poteva superare £. 60.000 in seguito ai continui aumenti dei costi dell’immediato dopo guerra.

 

A fine luglio con un camion della ditta Orso di Nove si recò a Milano (camion funzionante con gasometro a legna), caricò il cubilot pagò £. 40.000 poichè nei due mesi il costo fu notevolmente aumentato.

 

Dopo pochi giorni riuscì a trovare un operaio ex dipendente della ditta Laverda di Breganze pratico di fonderia e veramente capace.

 

Con lo stesso iniziò ad installare il forno vicino ad un capannone in legno fatto nel 1916 dai soldati italiani.

 

Il capannone fu adibito alla posa di eventuali staffe per la fusione. Nel mese di dicembre 1945 fu terminato il montaggio del cubilot.

 

Le prime fusioni in marzo 1946 furono delle vere avventure. Dalle prime fusioni di 200-300 Kg, visti i buoni risultati, la produzione aumentò in modo considerevole.

 

Dalla fusione di incastellature per presse chein vari pezzi che venivano uniti con bulloni, si passò a fondere delle levigatrici per marmo.

 

Le colonne che pesavano circa 400 Kg venivano fatte in due pezzi ed imbullonate a metà.

 

Per alcuni anni l’attività proseguì con riparazioni di macchine per il legno, trasformazioni di centraline idrauliche per presse, riparazioni e modifiche di macchine per il marmo e produzione di piccoli presse ed altre attrezzature.

 

Con la ripresa economica degli anni cinquanta iniziò la vera progettazione e la costruzione dei modelli in legno e la successiva fusione dei pezzi.

 

La vera produzione iniziò nel 1953 E FU UN CONTINUO SUCCESSO.

 

Con la vendita in Italia e poi in tutto il mondo nel 1992 raggiungemmo la vendita di circa 10.000 macchine, con la chiusura del reparto fonderia abbiamo iniziato la costruzione delle strutture in carpenteria di acciaio iniziando la collaborazone con varie strutture produttive della nostra regione, unendo le singole sinergie al fine di otternere un prodotto di altissima qualità con costi estremamente competitivi.

 

I nostri patners infatti sono stati selezionati nel corso degli anni in base alle oro professionalità.

 

I risultati e l’affidabilità dei nostri prodotti hanno confermato la validità delle nostre scelte.

 

La bottega Salin alla fine del 1890